the Gaea Muir [gr]og
Un minuto di silenzio
Posted on 12.11.07 by zio Gil @ 10:34 pm
Ho detto silenzio, oh.
Quoi?!…choisissez votre motivation! Puntini.

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Beowulf e l’evoluzione culturale. Mica pizza e orchi.
Posted on 11.24.07 by zio Gil @ 9:00 pm

Ray Winstone è Beowulf

Da queste parti ci sentiamo in dovere di difendere il Beowulf di Zemeckis, che a parte sparute recensioni positive sembra incontrare poco il favore dei commentatori di internet.
Sui forum si leggono opinioni schifate più o meno argomentate; soprattutto indirizzate alla qualità dell’animazione (nei forum più nerd), ma anche alla storia, accusata di essere banale, lenta, poco ispirata (nei forum generalisti).

Aggiungiamo anche che la promozione in Italia ha fatto un po’ schifo. Il trailer che passano in tv è orribile.

Beowulf e Wyglaf

Invece sentite un po’: Beowulf è un bel film. Anzi, molto bello.
Neil Gaiman e Roger Avary, gli sceneggiatori, hanno preso un antico poema nordeuropeo trascritto intorno al settimo secolo. Ne hanno mantenuto gli elementi originali, compreso lo spirito e l’approccio ai personaggi, praticamente senza hollywood-ificarli.
Ma siccome sono autori e non trascrittori, hanno anche inserito un tema centrale potentissimo (che non rivelerò) per rendere l’antico poema un qualcosa di organico e rappresentabile al cinema.

La forza di Beowulf sta nel riuscito imbastardimento fra antico e moderno.
Il purismo sarebbe fuori luogo: il poema è molto bello, ma riproporlo identico non è l’unica via. La cultura si evolve e se si può riprogettare il motore di una macchina si possono anche riscrivere l’Antigone e il Beowulf.

Angelina Jolie

Invece, non sarà che proprio lo spirito da settimo secolo ha dato fastidio a tanto pubblico abituato a eroi cinematografici che a prescindere dall’ambientazione si comportano come il californiano medio? A mostri che sono fighi ma non fanno davvero paura? A buoni sempre buoni, a cattivi sempre cattivi a meno che non ci sia la scena col trauma che fa cambiare idea?

Beowulf contro Grendel

Per finire l’animazione digitale, che in Beowulf non è il fine ma il mezzo.
È totalmente al servizio della storia, senza spettacolarismi gratuiti. Il combattimento finale è emozionante a prescindere dalle riprese aeree: siamo aggrappati alla poltrona perché sappiamo chi combatte contro chi, e cosa c’è in gioco.
Molti si chiedono a che scopo fare un “cartone animato iperrealistico” invece di girare un bel film dal vivo. Me lo sono chiesto anche io.

È semplice: serve per avere il controllo totale sull’universo che vuoi raccontare; libera la telecamera dalla restrizioni fisiche di un vero set; permette allo spettatore di vedere le cose *esattamente* dal punto di vista necessario in quel momento.
Le figure umane possono conservare voce e portamento di un grande attore ma avere fattezze più o meno modificate per meglio aderire al personaggio.
È ovvio, una commedia romantica standard girata in 3D avrebbe poco senso. Un film che voglia avere un certo “sguardo” sul mondo, invece, può giovarne molto.

Anthony Hopkins è re Hrothgar

L’animazione dei personaggi non è ancora perfetta ma è anche un fatto di abitudine: dopo i primi minuti di straniamento si accetta il mondo 3D e si perdonano le inevitabili pecche (come si dice: meglio di ieri, peggio di domani).

E francamente, con una storia così bella, fare le pulci alla qualità tecnica del film è pretestuoso e degeneratamente nerd.
Pentitevi!


Le immagini sono prese da FantasyMagazine


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Aḥmadinejād non ha inventato niente
Posted on 09.30.07 by zio Gil @ 9:24 am

Sarà che l’altra notte ho sognato di intervistare Maḥmūd Aḥmadinejād: quell’uomo mi gira per la capa. Nel sogno era pure simpatico.

Ho il vizio di raccontare sempre le solite tre o quattro storielle. Questa è una mia ricorrente, chi l’ha già sentita abbia pasiénsa:

Dieci anni fa ero in Irlanda a studiare inglese. A quell’epoca lo facevo spesso.
Nel millenovecentonovantasette ci andai a settembre, per un mese, buscandomi cieli meravigliosi con nubi molto creative e kantianamente sublimi (alé), nonché molta meno pioggia di quella che poi annegò Milano nel novembre di quello stesso anno.

Avevo in classe tre banchieri iraniani di età imprecisata, fra i 30, i 35 e i 40 (oh, la gente a quelle età è tutta uguale - soprattutto quando tu pischello di anni ne hai 20) che sembravano usciti da un fumetto.

C’era Mohsen, il Dritto, un clone di Massimo Lopez.
C’era Seif, il Ciccio, un omone buono e pacato.
C’era Reza, lo Sfigato, con la testa grossa, i capelli verticali, il mascellone più largo del collo e gli occhiali anni ‘70.

Mohsen il Dritto adorava essere il sosia di un attore italiano, parlavamo spesso e a volte veniva a visitare Dublino insieme a noi giovincelli.
Seif il Ciccio era più riservato, un amabile e pacato compagno di conversazione; non usciva con noi ma una volta l’abbiamo trovato in un grande magazzino che si sceglieva una cravatta (o era un ombrello?).
Reza invece non parlava mai e se lo faceva lo sentivano soltanto i cani.

La nostra insegnante dedicava l’ultima ora del mattino a una specie di “Mostra e Dimostra” (forse perché aveva i capelli come Piperita Patty), dove a turno uno degli studenti illustrava alla classe un aspetto del paese di provenienza oppure un argomento di cui era esperto.
Seguiva il dibattito.

Onestamente non ricordo come si giunse alla questione dell’omosessualità, ma ci giungemmo nondimeno. E nel pieno della discussione, qualcuno (la ragazzotta tedesca coi capelli rossi? Probabile) chiese ai tre persiani: “Com’è la condizione degli omosessuali in Iran?”

Silenzio di alcuni istanti. Si teme l’imbarazzo, l’incidente diplomatico, la guerra. Poi Seif, il buono, l’amabile, il tenero Seif, il Ciccio grande grosso e pacioccone col baffo da pescatore saggio, ritto e fiero, mani sul banco, risponde:

“Non c’è omosessualità in Iran.”

Silenzio.

“PENA DI MORTE! AH AH AH!”


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Per venire incontro alle vostre capacità mentali
Posted on 08.07.07 by zio Gil @ 12:03 pm

…questo blog andrà in onda in forma ridotta, banalmente copiando il Luttazzi d’annata.
D’altronde ho il computer di casa azzoppato e Aruba ha deciso che i miei dati di accesso non le piacciono più. Pare grazia divina se Wordpress o.2 alpha (che non cambio per infantili timori che mi sconvolga il database) si degna di lasciarmi postare.
Mi sento un Tumblr.

Chi mi segue via rss nemmeno si accorgerà dei post, perché lo aggiorno a manina e suddettamente non ho accesso al server. Che melancholia.

Aggiornamento: l’RSS ora funziona. Chiesa di thautology.


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La scomoda verità sui nerd
Posted on 04.25.07 by zio Gil @ 2:45 pm

Stefano Priarone Nerd Power Edizioni Tunué

Il premuroso Zoidberg mi regalò un bel libretto per il mio compleanno: Nerd Power, di cui abbiamo una diapositiva.

E cusa l’è un nerd? Il nerd è sostanzialmente colui che ha degli interessi e li coltiva. Ruba tempo alla normale ( = media) socialità per approfondire la propria conoscenza e nutrire le sue passioni. La comunità reagisce isolandolo o ammirandolo o servendosi delle informazioni che ha acquisito[1]. O tutte e tre le cose insieme.

Stefano Priarone (the author) traccia l’interessante profilo del nerd (del nerd percepito e del nerd effettivo), quello che un tempo era il secchione sfigato e adesso è l’appassionato stralunato o addirittura il genio risolutivo (ma pur sempre stramboide).
Il lìbbro sottolinea anche, fra le altre cose, come non ci sia una grande differenza concettuale fra il nerd “classico” - l’occhialuto che legge fumetti e ti sa dire in quale numero dell’Uomo Ragno compare Thor ed è un errore perché su “Thor” di quel mese il dio del tuono era prigioniero ad Asgard e non poteva essere a New York - e il maschio italiano che vegeta sulla Gazza a studiare le formazioni e si è indebitato da Prestitò per avere Sky con la squadra sua.
Il nerd del calcio è socialmente accettato. Il nerd dei fumetti è strambo. Ma sono entrambi nerd.

Elencando una serie di attività chiaramente nerd e facendo nomi di nerd famosi, (quasi) insospettabili nonché potenti nel loro campo, Priarone riabilita la figura del nerd in quanto persona preparata e competente, oltre che dotata di una testa “autonoma” e quindi innovativa.
Una delle prove? Fra i vari campi in cui i nerd stanno prendendo il potere c’è quello della comunicazione; ed è infatti un continuo fiorire di prodotti come film e telefilm realizzati da nerd, che appunto mostrano i nerd sotto una luce positiva e, perché no, anche figa.

Tutto molto bello.
Ora arriva l’angolo del però.
C’è una caratteristica fondamentale del nerd sulla quale il saggio di Priarone mantiene il silenzio.

Il nerd è molesto. Non è scomodo, non è difficile da accettare p'’a sosciedà moderna. È molesto.
E io non sono il capitano della squadra di football. Faccio parte della categoria, ho anche gli occhiali che si vedono in copertina. Parlo da interno.
Analizzando la molestia nei nerd, possiamo isolare due grandi categorie: il nerd dito-in-culo e il nerd talebano. Senza dimenticare che queste, più che categorie chiuse, sono tag applicabili a diversi comportamenti e atteggiamenti di uno stesso individuo.

Il nerd-dito-in-culo è preciso. Il nerd dito-in-culo avrà sempre da ridire sulla tua affermazione, sulla tua definizione, sul tuo esempio. Il nerd dito-in-culo potrebbe anche non capire, fare finta di non capire, non sforzarsi minimamente per capire la tua affermazione non precisa. Il nerd dito-in-culo non apprezzerà un film perché non è logico. Il nerd dito-in-culo, tra l’altro, apprezzerà talvolta opere narrative prive di qualsivoglia guizzo artistico per il semplice fatto che non ci sono errori logici o fisici o sticazzi. Urrà.
Il nerd dito-in-culo a volte si ricorderà di avere un cuore, apprezzerà un libro senza senso solo perché quel giorno era preso bene e la protagonista si chiama come sua madre. E quando gli farai notare che il libro è una mezza boiata, lui imbastirà un discorso logicissimo per spiegare quanto è bello. Perché ci sarà sempre un motivo. Il nerd dito-in-culo venera il senso come una divinità pagana. Quando non c’è e lo vuole, se lo fa su. È il suo vitello d’oro.
Sono stati dei nerd dito-in-culo a fondare Insultingly Stupid Movie Physics, un sito che spiega per filo e per segno i maggiori errori fisici rappresentati nei film (americani), completo di recensioni.
Certo che è un sito utile. Non ho mica detto che il nerd dito-in-culo è cattivo.

Il nerd talebano è sordo. Quale che sia la passione del nerd talebano, si tratta della cosa più perfettissima del mondo e chi non pensa che sia la cosa più perfettissima del mondo è la persona più ignorante (issima) che ci sia e va insultata, o non considerata, o non ascoltata quando prova ad argomentare le sue opinioni (a differenza delle opinioni del nerd talebano, le cui argomentazioni o non ci sono, o sono composte da aggettivi).
Quando scoprii la memetica, io stesso diventai abbastanza talebano. Un’accesa discussione con un nerd dito-in-culo mi fece prima incacchiare, poi ragionare (ovviamente giorni dopo); e ora, pur restando fortemente interessato alla teoria dei memi, non vado più in giro a sbandierarla come l’incontrovertibile verità definitiva.
Il nerd talebano, quando non è in grado di controllarsi, si trasforma in un flamer micidiale. Se non sei abituato, col nerd talebano ci litighi più che con il dito-in-culo, perché il dito-in-culo almeno porta delle argomentazioni[2].
Si sospetta che sia stata un’incursione di nerd talebani a far balzare il film Serenity, onestamente interessante ma non un capolavoro, al primo posto in una classifica dei 10 migliori film di fantascienza ambientati nel futuro stilata dai lettori del mensile inglese SFX.

Concludo con un esempio di particolare molestia[3] dei nerd italiani.
Per chiarificare alcuni dei termini alieni utilizzati in questo articolo ho linkato i relativi articoli su Wikipedia, l’enciclopedia collaborativa dove tutti possono aggiungere/correggere/cancellare contenuto. Ovviamente ci sono dei responsabili che supervisionano le pagine e verificano che nessuno inserisca informazioni false, pubblicitarie, offensive, non documentate, ecc. Ovviamente solo dei nerd potrebbero occuparsi di una simile attività.
Bene, pare che non di rado sulla Wikipedia italiana alcuni amministratori cancellino o impediscano le modifiche alle voci con uno zelo a dir poco… molesto. Sarà vero? Riporto alcuni casi.

Un amico ha inserito un innocuo articolo relativo all’agenzia di comunicazione in cui lavora. L’agenzia è affermata ed è parte di un gruppo molto grande; molte delle agenzie del gruppo hanno la propria voce su Wikipedia, sia nella versione inglese che (meno) nella versione italiana; l’articolo era neutro e non promozionale. È stato messo quasi subito in coda di cancellazione, perché considerato pubblicitario.
Su I Blog It, Andrea T riporta come più volte i suoi tentativi di modifica/inserimento su articoli che riguardavano argomenti di sua specifica competenza siano stati osteggiati e proposti per la cancellazione da amministratori arroganti e, mi par di capire, non competenti in materia.
Per ultimo, mi riferiscono che lo stesso Umberto Eco (pure lui un nerd) avrebbe operato una minima modifica alla propria voce su Wikipedia per correggere un futile errore biografico (nulla che potesse danneggiarlo o favorirlo); e tale modifica sarebbe stata cancellata, ripristinando così l’errore originale.

Con questo non intendo certo affermare che la Wiki italiana sia in mano ai nerd talebani.
Dico solo: occhio al lato molesto dei nerd. Esso esiste e può far danni.

-
[1] La nerdosità riguarda il sapere più che il saper fare. Questo non toglie che un nerd possa anche saper fare: ma non è il saper fare che lo rende un nerd. Saper fare lo rende abile. È diverso.
[2] Sarò preciso, anzi, dito-in-culo. Le argomentazioni del nerd dito-in-culo possono essere perfettamente logiche e coerenti, ma risultare fuori contesto, fuori misura o fuori dal mondo, diventando in sostanza deliranti quanto quelle del talebano. Esempio estremo: affermare che Guerre Stellari è un brutto film perché si sentono i rumori durante le battaglie spaziali mentre nella realtà l’assenza di aria dovrebbe impedire il propagarsi delle onde sonore.
[3] Ci tengo a ribadirlo, sono un nerd anch’io, percui so essere molto molesto all’occorrenza. Mi chiamo in causa.


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Amo quest’uomo e voglio essere come lui
Posted on 04.02.07 by zio Gil @ 9:31 pm


E non sono tanto d’accordo se mi dicono che 300 non è abbastanza frocio e non è abbastanza fascista. È abbastanza midològgico! Viva lo spartan pop, viva le migliaia di fedeli che hanno messo qualche spartanata nel loro nick sul messenger.

Al cinema, due applausi a scena aperta. Certo che non è storicamente accurato; ma pure un tizio su YouTube fa notare che 300 è un film con un uomo-capra che suona il sitar… e comunque la battuta più stereotamarrotipata (”Consegnate le armi!” “Venite e prendetevele!”) è presa pari pari da Erodoto.

(sono stato abbastanza froscista?)
(di certo mi sento un gran truzzo. godo. spartaaaa)


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L’impossibilità fisica dell’anoressia nella mente di Corradino Mineo[1]
Posted on 03.17.07 by zio Gil @ 9:51 am

Noi che siamo vecchi dentro, la mattina guardiamo il telegiornale.
Noi che lavoriamo non abbiamo tempo da perdere su Sky o sul digitale terrone. Per fortuna la CNN de noàttri, RAINEWS 24, trasmette in chiaro fino alle 8.00 del mattino su Rai Tre. Noi che non perdiamo mica tempo siamo svegli dalle 7.00 e quindi un po’ di roba da vecchi[2] ce la possiamo vedere a sbafo.

Solo che su RAINEWS 24 da qualche settimana c’è una novità, e noi che siamo vecchi dentro ne gioiamo tutte le mattine: sull’augusto trono del direttore è da poco salito San Corradino Mineo.
Uno dice chissenefrega. Non è che da quando c’è Rossella al TG5 sia cambiato qualcosa. Il telegiornale che fu di Mentana non si è tramutato in uno Studio Aperto per quarantenni. Quando mai.

Percui l’arrivo del Mineo sarà silenzioso e noi semolinari non ci accorgeremo della differenza.
Invece no. Da quando c’è San Corradino Mineo c’è anche Il Caffè. Anzi! Non confondiamolo col giornale del Verri, suvvia (questo deve aver pensato il Saggio Mineo): che lo si chiami “Il Caffè di Corradino Mineo”.

Che ovviamente è una trasmissione in cui Corradino Mineo fa un editoriale, espone una notizia in particolare, stimola lo spettatore con sagaci riflessioni sull’argomento del giorno.
No.
“Il Caffè di Corradino Mineo” funziona che i programmi di RAINEWS 24 vanno avanti più o meno normalmente, solo che c’è Corradino Mineo in mezzo ai coglioni.
C’è una patacca messa a caso sullo schermo (di solito in alto a destra), con una tazza di caffè (con tutto il caffè sparso a pozza intorno alla tazza) e la scritta ilcaffèdicorradinomineo; viene inquadrata una povera tizia che legge le news; di punto in bianco un’adorabile voce de òmo la interrompe: “Bene, smettiamo pure con le niùs, e torniamo al nostro ospite”. È lui!
Eccolo che intervista l’ospite e dice: “Signor ospite, benvenuto al caffèdicorradinomineo, io sono Corradinominèo. Basta inquadrare ’sto vecchio, per la miseria! Inquadrate me! Corradinominèo! Dicevamo, signor ospite: secondo lei la situazione internazionale volge a un punto in cui il grosso dell’attrattiva borsistica si situerebbe in un’asse sinogiapponese evidentemente condizionato da personalità occulte e da Angela Merkel, VERO?
Ospite: “N…”
Corradinominèo: “Ancora lo state a inquadra’? Per piacere, mandiamo un contributo”.
Nel contributo, cosa c’è? Un espertone che conta la rava e la fava sull’argomento. Ma attenzione. Non è un semplice contributo, è un’intervista. E chi sta intervistando l’espertone? Suspence! Controcampo: Corradinominèo! Diverso studio, diversa giacca, diversa cravatta, ma è lui! San Corradino Ubiquo Mineo! Egli è in studio in diretta nonché nel contributo registrato. Minchia.

Facciamo notare (noi vecchi dentro) che un tempo dalle 7.00 alle 8.00 RAINEWS 24 trasmetteva interessanti rubriche settimanali, reportage esclusivi (fosforo bianco in Iraq, anyone?), previsioni del tempo e due telegiornali. Forse anche la rassegna stampa.

Poi su TVpolitik i soliti maligni dicono che San Corradino Mineo è lì perché ce l’ha mandato “il zimpatigo Gùrzi”, come lo chiama la moglie di Rutelli (che è stata da Curzi benservita e per ripicca è andata fare la posta del cuore dal nemico[3]).
Io non ho nulla contro le raccomandazioni. Cerco sempre di farmi raccomandare pure io.
Ma se un direttore di rete si infila a cuneo nella mia stanca e depressa mattinata per proclamare che “Il presidente Napolitano ha spezzato una lancia CONTRO quelli che FANNO L’ONORESSIA” no, sentite, vado su La7.


[1] Parafrasando “The Physical Impossibility of Death in the Mind of Jerry Springer” dei Chumbawamba
[2] In realtà io sono giovane e la mattina mi sveglio con la musica a chiodo. Chi mi ha parzialmente convertito al tiggì è l’augusto coinquilino. Un po’ cià ragione. Un po’.
[3] Ancora non s’è capito? Il telegiornalismo - come tutti campi professionali, dài - è una soap opera.


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Su internet c’è tutto
Posted on 02.26.07 by zio Gil @ 2:12 am

Più di dieci anni fa, io e il fratellino piccolo fummo piazzati davanti alla tv da nostra madre, che voleva mostrarci una videocassetta.
Gliel’aveva prestata una collega: conteneva diversi sketch di un trio comico francese. Io studiavo francese a scuola e si supponeva che ci capissi qualcosa. In realtà capivo soltanto parole e mezze frasi qua e là, ma questo molto spesso non era un problema. Ridevo, e rideva anche Ciccio - che era più piccolo e il francese manco sapeva dove fosse di casa.

Con Ciccio, in questi anni, ogni tanto si riesumava l’argomento. Citavamo gag francesi che capivamo solo noi.
E l’altro giorno, memore della massima di Serjei in Buttafuori (”Su internet… c’è tutto”), mi son messo a cercare alcune vaccate francesi che ricordavo.

Li ho trovati!
Ho scoperto che si chiamano Les Inconnus.
Oggi sul grog trasmettiamo un loro finto video anni ‘80: i Tranxen 200 con Et Vice Et Versa.
Ai tempi non avevo idea di che cacchio cantassero e ridevo lo stesso. Ora, grazie al karaoke, so finalmente che “Essere o non essere/Questa è la domanda sinusoidale/Dell’anacoreto ipocondriaco”. Puntini.
E attenzione al terzo ritornello. Non guardate il testo ma le loro facce…


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Incontrare dal vivo la gente conosciuta su internet
Posted on 02.11.07 by zio Gil @ 9:11 pm

zio Gil & Valla @ ArosioCon - originally uploaded by Iguana Jo

Vengo dalle nebbie dei tempi antichi (cinque anni fa), in cui l’internet sociale era fatto da chat, guestbook1, message board e mailing list. E newsgroup, che però non ho mai usato. Se si escludono sporadiche, contate serate votate al cazzeggio, anche la chat in generale mi ha visto poco partecipe.

Nei tempi antichi eri quello che scrivevi. Lo sei anche adesso, tuttavia nei tempi antichi eri solo ed esclusivamente quello che scrivevi. Raro chi avesse online qualche foto, rarissimo chi avesse online più di una scansione malamente croppata di una foto fatta con la scatoletta autofocus.
E chi non aveva una foto online non aveva una faccia, anche perché ci si chiedeva la foto solo quando si voleva pasturare.
Ah, i tempi antichi, in cui soltanto i nerd persi erano su internet e speravano di conoscere modelloni e modellone nella grande rete.

Le prime persone che ho conosciuto via internet sono stati i foschi personaggi di Da Cucumba. Dirò di più: la prima persona telematica che sia mai entrata nella mia vita reale fu BoBo, che in realtà avevo conosciuto sulla mailing list italiana dei Pet Shop Boys, ma che era poi finito anche su DaCu e si era unito alla prima cena di gruppo.
Quando gli telefonai per accordarci sul ritrovo, ebbi l’esperienza cosmica che mi illuminò.

Perché anche oggi, con tutti i salti che sono stati fatti, ché oramai se sei su internet - a meno che tu non sia uno zarretto da chat - ciài anche il blog e magari pure il FlickR, un qualcosa fondamentale di te resta escluso dai giochi fino a quando non passi all’off-line. Ed è la voce.
Sì, ora c’è YouTube e ci sono i podcasting, e forse anche questo muro della voce cadrà. Bisognerà anche vedere quante persone, sul totale degli utenti internet, metteranno regolarmente online i propri filmatini e le loro registrazioni.

In ogni caso, per ora la voce rimane la più grande rivelazione dell’incontro offline. Lo fu quando sentii BoBo al telefono cinque anni fa e lo è stata nelle ultime settimane, quando ho conosciuto Ninna, GRRiiz e Licia.
Più del portamento, più del look, più dell’eventuale puzza che una persona vera si porta dietro, la voce è la cosa che davvero sconquassa. Perché? Perché è l’unica cosa dell’altro che crediamo di conoscere già.
Internet è tuttora (e speriamo lo resti a lungo) un posto dove, prima ancora che ascoltare e guardare, soprattutto si scrive e si legge. E siccome, dicevamo, su internet sei quello che scrivi, quello che scrivi diventa la tua voce e quello che leggi diventa la voce degli altri.

Quando leggiamo un libro o un fumetto i personaggi recitano tutti da dio anche se noi non siamo attori. Provate a leggere ad alta voce il dialogo intensissimo fra lui e lei a pag. 175. Orrendo, vero? Eppure leggendolo a mente era una figata2.
Il cervellino affibbia una voce a quello che leggiamo e noi diamo questa voce per scontata. Leggiamo un tizio su internet per anni e mentre ci immaginiamo che faccia potrebbe avere non pensiamo minimamente di fantasticare sulla sua voce, perché la sentiamo già.

E questo senza considerare le discrepanze fra linguaggio scritto e linguaggio parlato, quelli che scrivono benissimo e dal vivo balbettano, gli accenti regionali imprevisti. Eccetera.
Ma fin nel caso ideale di una persona che parla esattamente come scrive, la voce sempre ci soprenderà; se non siamo preparati.

Infatti - ed è stato questo a scatenare il post - quand’appunto incontrai prima Ninna e poi Licia, avevano le voci scambiate. M’aspettavo da Ninna la voce fresca di Licia e da Licia il timbro carismatico di Ninna.

Questo cosa significa. Che il web è un posto meraviglioso dove puoi tirare fuori quello che la gente non s’aspetta.
E significa anche che, ommioddìo, ho fatto uno di quei post da blogger. Sono stato assimilato.


1 Chi avesse da ridire sulla socialità dei guestbook consideri che erano un tempo la cosa più simile agli attuali “commenti”; e che ne ho visti molti utilizzati come se fossero delle chat o dei forum, con veri e propri botta e risposta.

2 Astenersi attoroni, claro.


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Esercizi di creatività per la mente (appena) sveglia
Posted on 02.05.07 by zio Gil @ 9:39 am

Oggi con la creatività si riempiono la bocca tutti quanti. Sia perché se ne parla in tutte le salse. Sia perché c’è chi ci mangia.
C’è chi considera il Creativo alla stregua dell’intellettuale cinese pre-mao, ovvero un tizio che lavora de càpa senza spezzarsi l’unghia del mignolo con la zappa e la vanga. Quest’immagine porta a sognare per sé un futuro da Creativo e/o ad affermare “io so’ un Greadìvo (una Great Diva, per le signore)”.
C’è poi chi considera il Creativo come un operaio specializzato nel produrre fuffa. Quest’altra immagine porta a uno smarcarsi (”ah no, il creativo è lui”) che è, in percentuali differenti a seconda dei casi, mettere in chiaro che si sta a un piano più alto della scala produttiva e al contempo sospirare perché da soli non si saprebbe mettere insieme nemmeno un bigliettino d’auguri.
Notare che quando si prepara un qualsiasi testo, elaborazione grafica, testo+grafica, ecc.. questo viene definito “la creatività“. Percui chi riceve via e-mail un patacchétto risponde “abbiamo ricevuto la creatività, vi faremo pervenire il nostro feedback appena possibile”. E l’autore del patacchétto, a sentirlo chiamare creatività un po’ si vergogna.

Stiamo però relegando la greadividà al ristretto mondo dei produttori di patacchétti. Quando mai.
Forse che affrontare una giornata e uscirne vivi non necessita creatività. Eddài.
Ecco dunque alcune simpatiche abitudini per sentirci tutti intellettuali cinesi. Come direbbe Grant Morrison, probabilmente non servono a nulla contro un leone o un esattore delle tasse. Ma almeno si muore pensando “la sapevo!”

Svegliarsi apposta tutte le mattine dieci minuti prima e scrivere di getto da una a tre pagine di fesserie. Poi metterle via e non rileggerle prima di due mesi. (utile anche per il blogger secaiòlo mentale che prima di postare riflette su coooosa sarebbe bene elargire al pubblico e aggiorna una volta l’anno)

Acquisire abitudini strambe per una settimana. Ogni giorno una stronzata nuova, cumulabile. Lavarsi i denti rappando fa spruzzare schiuma sbavosa ovunque ma è godurioso.

Cambiare tecnica. Cambiare luogo. Cambiare orario.

Ciò che è fatto è fatto, e non è sacro. Non conservo il me stesso di un anno fa dentro una teca per rimirarlo e sospirare: dunque nemmeno sospiro dietro al frutto del mio lavoro. Ochèi, fatto, faticato, finito. Quello che serviva imparare l’ho già acquisito. Birretta e via, si riparte da zero.

Esercizio fisico. Anche poco. Ma se si vince la pigrizia fisica, poi magicamente sparisce pure quella mentale.

Proteggere la zona. Il magico lasso di tempo in cui si parte per la tangente e si produce è come il sonno profondo, ha bisogno del suo tempo e del suo “silenzio” per essere raggiunto - e se non lo si raggiunge, stare chini sul lavoro anche per sedici ore non serve a una mazza.

Tenere la musica alta fa bene all’anima e al cervello di destra.

E infine, giacché le case sono fatte di mattoni, ricordarsi sempre di fare rifornimento. Leggere tanto, guardare tanti documentari, studiare tanti saggi astrusi. E ascoltare la gente, quando parla.

Anzi, dimenticavo. L’energia sessuale. Siamo nati per moltiplicarci e siamo dunque dotati di questa spinta devastante. L’energia sessuale va preservata e incanalata, direi pure convertita in forza creatrice. Ma a un certo punto, se non viene sfogata, finisce per distrarre.

In realtà tutte queste boiate pretenziose le ho scritte per me. Ho bisogno di soldi e mi devo motivare. L’uomo è una macchina programmabile. Huegh.

:-D


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Non è vero che sono tutti un po' strani.
IO sono strana.
Voialtri avrete al massimo una misera paranoia ciascuno.

Gaea Muir

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