Sulla temporanea dipartita del signor Enrico U.
Sabato scorso il mio augusto coinquilino ha ben pensato di volare in Egitto, dove lavorerà per cinque mesi al villaggio Ventaclub di Marsa Alam.
Se qualcuno, da qui a metà settembre, avrà l’occasione di passare di là, cerchi un animatore alto e magro e coi capelli arancioni e gli dica “Appo!” da parte mia. Voi non sapete perché, ma lui sì.
In questi mesi di solitudine e di devastazione (personalmente faccio circa *un* mestiere di casa ogni settimana), le cose che più mi mancheranno di lui saranno:
1) Il dialogo incensurato su qualsivoglia argomento.
2) I nostri irriferibili teatrini improvvisati aventi per protagoniste svariate minoranze (e maggioranze) etniche, politiche e religiose.
3) La cucina di alto livello.
4) La televisione sempre accesa a qualsiasi ora del giorno e della notte.
5) I suoi sette cellulari che vibrano in modalità terremoto ogni volta che telefona, manda un messaggio, riceve un messaggio, spegne, accende…
Per contro, le cose che più gli mancheranno di me mentre fa il re del mondo in mezzo alle gaudenti turiste saranno:
1) L’innegabile mia superiorità intrinseca che lo spinge al miglioramento quotidiano.
2) La partnership nei suddetti teatrini.
3) I miei sughi sperimentali nonché le pentole piene d’acqua fredda e io che cazzeggio su internet invece di preparare qualcosa quando lui torna tardi.
4) La musica a chiodo a qualsiasi ora del giorno e della notte.
5) Le pozze d’acqua che amo lasciare in cucina, sul lavandino, davanti alla doccia, sul bordo della tazza del cesso…
Riassumendo, ci mancheremo tanto.
Vado a svuotare la lavapiatti, va’. Settimana prossima passo l’aspirapolvere! Coff…

Di nome faccio Mattia Bassani. Quand’ero un bimbo nessuno si chiamava Mattia, ma in compenso c’erano i Matia Bazar. Di conseguenza, ogni volta che gli adulti mi chiedevano “come ti chiami?” e io cucciolo rispondevo “Mattia”, mi sentivo ribattere “Matia Bazar!”.
Si definisce autoironia il prendere per il culo se stessi.