Gaea Muir

“Non è vero che sono tutti un po’ strani. IO sono strana. Voialtri avrete al massimo una misera paranoia ciascuno.”
(Gaea Muir)

il [gr]og dello zio Gil.
il mondo decostruito male

Mattia Giovanni 'zio Gil' Bassani
lo zio Gil

    Cose che non si augurano a nessuno

    Il matrimonio fra il sottoscritto e la signorina Z non si farà più.
    Do l’annuncio di servizio non per amor di gossip ma perché negli ultimi mesi, giustamente ben preso, l’ho menata un paio di volte con la nuziale novella su queste pagine; e anche nella cattiva sorte trovo giusto aggiornare i visitatori sulla improvvisamente mesta faccenda.
    Anche per evitare, a fatto ormai non avvenuto, sinceri auguri di persone ignare: ché rispondere smentendo la presunta gioia è quasi più doloroso del fattaccio stesso.
    Siamo giunti dove siam giunti e la strada fatta non si rinnega. Ora le strade sono due e per il momento è meglio che non s’incrocino.

    Terminato il freddo resoconto, presto si potrà tornare qui a discorrer di cazzate. Tènchiu for iòr attènscion.

    Gli inglesi lo direbbero meglio

    la forma 'ing' ha una sfumatura che insomma, ci siamo capitiMi sto sposando. Per sposarmi sto organizzando, per organizzare sto decidendo, per decidere sto discutendo. Discutendo sto scoprendo cose inattese di me e di lei, scoprendo mi sto preoccupando, preoccupandomi sto analizzando, analizzando stiamo risolvendo. Risolvendo possiamo ridercela, ridendo possiamo rilassarci, rilassandoci possiamo rispondere con moderato ottimismo a tutti quelli che ci chiedono come sta andando: “non è ancora pronto un C@%%O, ma ci stiamo lavorando”.

    Che non è una panzanétta da politici. È solo una vita vissuta al gerundio.

    Il riciclaggio è il futuro, e vale anche per i buoni propositi

    Calvin & Hobbes e i buoni propositi per l'anno nuovoDicevo che avrei fatto grandi cose, tempo fa, ma sono una persona pigra e senza metodo molto lenta.
    Tuttavia non ho smesso di lavorare a suddette grandi cose, né ho cambiato i miei piani. Ho solo dovuto rivedere pesantemente il timing per mancanza di allenamento. Ovvero, quando passi 31 anni a cincischiare poi non impari l’efficienza in 15 mesi. Pirla.

    Ma ci stiamo lavorando. Intanto, Pendragon è andato in scena. Everything else will follow.

    Buon duemilaedieci!

    Cambiamenti di paradigma figli dell’alcol e dell’amore mancato

    il gruppo giapponese Scandal

    Qualche giorno fa ho rivisto una ragazza che anni fa mi piaceva. Mi piaceva di brutto. Solo che non ci ho mai combinato niente, perché ero un babbo paranoico convinto di non essere all’altezza di chissà che cavolo.
    Quando ci siamo reincontrati, mi ha fatto chiaramente capire che ai tempi le piacevo anche io.

    L’insegnamento è semplice. Io posso avere tutto ciò che voglio. Ciò che voglio veramente, non i capricci. Posso averlo. Mi basta prenderlo.
    Devo mettermi dei promemoria.

    La prima regola del Fight Club

    Charles E. Grapewin'… è che non si parla del Fight Club.

    Dopo aver chiesto per mesi che cavolo si facesse al fantomatico “Corso Fidanzati” che chiunque decida di sposarsi in chiesa è tenuto a frequentare, e dopo aver ricevuto risposte evasive che andavano da “io non l’ho fatto” a “non mi ricordo” fino a “eh, vedrete” e al criptico “vi facciamo il culo” di una conoscente che il corso non lo segue ma lo tiene, mi sono convinto che il Corso Fidanzati è il Fight Club.

    Pertanto mi atterrò alla regola e non vi dirò quello che stiamo facendo. Presumo in ogni caso che si sia intuito che l’anno prossimo io e la signorina Z ci sposiamo.
    Aiuto.

    La sobrietà vende

    elefante di pelucheCose con cui ce ne usciamo noi creativi della dimanche durante i bréin stòrming:

    “Il trucco è trovare delle animazioni semplici ma stilose: la differenza che c’è fra un’interfaccia Apple e un’interfaccia Windows, che alla fine sono cagatine ma fanno scena.
    Ovviamente con uno stile nostro, né troppo Apple né troppo ricchione.
    Tipo: quando si clicca per passare da una pagina all’altra potremmo far entrare un branco di elefanti e uno stormo di caccia che li bombarda. Una roba sobria.
    Così lo schermo si riempie di sangue. Poi passa una tromba d’aria che pulisce tutto e sotto c’è la pagina nuova.”

    Finalmente ho finito di scrivere il bicefalo lo spettacolo

    Joseph Haworth è Amleto con due teschi - fakeOggi avevo male dappertutto. Ieri notte ho dormito quattro ore e, anche se il mio cervello ha funzionato tutto il dì meglio del solito, il mio corpicino da settantenne dentro non si era riposato a sufficienza. Ho dormito quattro ore perché dovevo terminare un testo teatrale la cui stesura si stava trascinando dal gennaio del 2007.

    Non sono nuovo a trascinare le cose ma Pendragon (questo il nome del parto letterario) si trascinava per motivi diversi dai soliti.
    Innanzitutto Pendragon non era un mio progetto bensì, più o meno, un testo su commissione. Dovevo dare forma alle idee di un’altra persona, una cosa che tra l’altro faccio spesso sul lavoro e dovrei saper gestire. Eppure in questo caso non sono stato al mio posto: incoraggiato dal rapporto di sostanziale amicizia ho voluto subito aggiungere idee portanti che in pratica “rubavano la scena” alle idee del committente. Erano idee invadenti e lì non dovevano stare, perché quella non era la loro storia.

    Stava nascendo un mostro con due teste e io non volevo prenderne atto. Poi il committente ha deciso che non poteva più seguire il progetto e l’ha lasciato nelle mani della compagnia. La compagnia ha provato a gestire il mostro, ma alla fine è stato necessario addormentarlo (fare una pausa nelle prove) e ridimensionare una delle due teste (progettare una riscrittura). La testa di troppo non è stata segata del tutto: un po’ per pigrizia, un po’ perché sembrava che da lei dipendessero davvero alcuni organi vitali del mostro, nonché parte dello scheletro.

    Permettere che un copione drammatico abbia “una testa e mezza” dà un sacco di problemi e i sacri testi (nonché gli amici razionali) lo sconsigliano caldamente. Alla fine sono riuscito a terminare la stesura: la storia regge e va dove deve andare senza perdersi, i personaggi hanno un percorso, agli attori piace. Si può partire con l’allestimento!
    Purtroppo il mostro semi-bi-cefalo è lungo 124 pagine e a recitarlo così durerebbe due ore più gli intervalli. Va palesemente potato, segato, rapato a zero. Deve durare un’ora e venti o il pubblico ci manda a fa”n gùl.
    I rami morti ci sono e mi è stato fatto notare che se fossi stato meno pigro in fase di pianificazione questi rami morti avrebbero potuto essere evitati.

    È vero, sono stato pigro. Mi consolo pensando che ho raggiunto comunque alcuni traguardi personali:
    1) Non scrivevo un testo così lungo dal 2002 e non finivo una storia (in prima stesura) dal 2004.
    2) È la prima volta che scrivo un testo dopo aver studiato un po’ di drammaturgia: ho messo in pratica molte cose e ho mosso i primi passi nel fantastico mondo delle storie progettate con metodo. La creatività non ne risente minimamente. La potenza è nulla senza controllo, mica balle.
    3) Costretto a scrivere dalle pur labili scadenze imposte prima dalla commissione e poi dalla compagnia, ho accumulato esperienza e ho riavviato la “dinamo della scrittura”, tanto che adesso smanio dalla voglia di rimettere mano ai miei progetti dando loro assoluta priorità.

    E mo’ mi butto a letto, altrimenti domani vado al lavoro con le stampelle. Groan.

    Svegliatemi quando finisce settembre

    Superman Ciccione - Superman #221…dicevo più sotto.
    Non volevo essere profetico ma così è stato. Yawn.

    Si comincia l’anno nuovo (c’è ancora qualche frescone che crede alla favoletta di Gennaio primo mese dell’anno?) con gli immancabili buoni propositi, che questa volta “dischiuderò″ (parainglesismo) al pubblico dominio censurandoli qua e là per scopi apotropaici.
    Il motivo? Semplice, più mi sputtano più sarò obbligato a rispettarli.

    Fedele al verbo di Dave Ciccio Seah - secondo il quale gli obbiettivi “de concetto” vanno bene come infarinatura iniziale ma poi bisogna buttarsi sulle faccende concrete, misurabili e soprattutto condivisibili con altri - ecco alcune cose che, vaffancuore, lo zio Gil farà in questo 2008/2009 (e sulle quali sarete autorizzati a rompere i cabbasìsi):

    • Concludere la stesura di Pendragon e metterlo in scena
    • Avviare il progetto Topo Segreto #1, nome in codice BDS, entro il 7 gennaio 2009
    • Iniziare un corso di lingua Giapponese
    • Avviare il progetto Topo Segreto #2, nome in codice GM, entro il 1° aprile 2009
    • Riprendere in mano quel vecchio racconto-fiume che so io, terminarlo e diffonderlo sul web per il pubblico ludibrio
    • Risolta tutta la fuffa precedente, iniziare a pensare seriamente a quel romanzo d’avventura che volevo scrivere fin dalla prima/seconda superiore - a 30 anni è anche il caso di concretizzare

    Poi naturalmente c’è l’obbiettivo “de concetto” - anche se è abbastanza misurabile - ma quello lo tengo per me.
    Fra un anno saprò dire se ce l’ho fatta. Anzi, che ce l’ho fatta. Che cacchio.

    Ovazione all’impiedi per la signorina Z

    come wordle.net vede la tesi di Chiara Zambon

    Oggi la sempiterna signorina Z è diventata dottoressa in bambinologia, come dimostra anche la preponderanza (appunto bambinesca) della parola “bambino” nella word cloud ricavata dalla sua mastodontica tesi e gentilmente generata da Wordle.
    Un grazie di sottecchi al signor Zeno (nessuna parentela) che ha segnalato il suddetto web-accròcchio.

    Chatto su internet perché il telefono mi mette ansia

    il telefono al mattino è maleA orari che per la gente decente sono umani e per me non lo sono - 8 del mattino durante la settimana, 10 del mattino il sabato - può capitare che qualcuno insista nel chiamarmi a casa (il cellulare vibra soltanto, non vi sento!) e che io mi trascini fuori dal talamo a mezza piazza per rispondere all’ansiògeno squillìo (ma madri e fidanzate lo sanno che se al ventisettesimo driin non c’è risposta non serve una cultura sconfinata sul cinema giapponese per cogliere il non-detto “non posso rispondere ora”?), squillìo che al 98% si rivela rimandabile di almeno un paio d’ore.

    Il restante 2% dei rugatori mattutini ultimamente si attesta sul segmento statistico denominato Sbagliatori di Numero. Ciò mi ha fatto venire voglia di “rievocare il remoto” - come dicono i poeti scandinavi - riguardo agli Sbagliatori di Numero in cui mi sono imbattuto.

    numero di telefono sbagliato? non prendermi in giro! lo so che sei tu!In realtà mi preme rievocarne solo due.
    Il primo chiamò durante il torrido giugno della gloriosa quarta ginnasio, allorquando il sottoscritto era morente a causa della mononucleosi. Per chi non lo sapesse, la mononucleosi vanta fra i sintomi febbre a temperature indecenti (sai che gioia d’estate), produzione salivare da cambio sputacchiera ogni 45 minuti, mal di gola tipo trivella e ghiandole del collo così gonfie che il mononucleòtico visto da vicino sembra Bugs Bunny con una scatola di palline di natale incastrate nell’esofago. Pretty, isn’t it.
    Immaginando la voglia che si può avere di rispondere a un telefono in simili condizioni, componete il quadretto di me malaticcio che guardo un film di Tarkovskij su TeleMonteCarlo e sento squillare.
    Una volta, due volte. Col cacchio che rispondo, oh. Tre volte, quattro volte, cinque volte. Sei volte. Ma zero, sono morto, e poi c’è uno dei personaggi che si sta decidendo a parlare… Sette volte. Otto. Nove. Dieci. Quindici. Arranco verso il telefono, sarà mia madre, mia nonna con l’ansia. Raggiungo la cornetta verso il quarantasettesimo squillo (mi si conceda l’iperbole), la sollevo con fatica, la avvicino alle labbra, e con una voce che neanche Fantozzi quando fa l’accento svedese biascico:
    “Hròntho?”
    (la dizione risente delle condizioni fisiologiche precedentemente elencate)
    E dall’altra parte della linea una figura misteriosa strilla: “Pròndo, c’è Ssantìno?”
    Chi cazzo è Santino, maledetta assassina. Sono malato che guardo Tarkovskij su TeleMonteCarlo, parbleu.

    al telefono con la persona sbagliataMa la domanda con cui voglio chiudere questo papiro non riguarda Santino, bensì il secondo Sbagliatore che mi ha segnato l’esistenza.
    Sempre in gioventù, suona il telefono di casa e mia madre risponde. Poi mi chiama dicendo: “Mattia, c’è Minosse [nome di fantasia per proteggere la privacy] per te!”
    Siccome conosco veramente un Minosse rispondo tranquillamente “Ue’ ciao Minosse, dimmi!”
    Solo che il Minosse al telefono suona molto meno in confidenza con me del Minosse che conosco, e suona anche molto più gaio. Non nel senso di allegro.
    Leggiadramente mi ricorda che ci siamo conosciuti in libreria, che avremmo dimostrato reciproco interesse e che ci siamo ripromessi di sentirci e di incontrarci di nuovo.
    Allora.
    Io facevo la terza media, al massimo la prima superiore. Ero bruttarello e sudato, in libreria svernavo nel reparto fantascienza e a malapena guardavo in faccia le cassiere.
    Percui.
    Io voglio sapere chi è il frescone che quindici anni fa ha cuccato Nichi Vendola e gli ha lasciato il mio nome e il mio numero di casa.

    Next,

    Avviso ai linkanti

    Il link del grog è cambiato

    (Anche se non sembra)

    http://www.gaeamuir.com/it/grog

    Pagina in allestimento

    Prima o poi compariranno deliziose fesserie.