“Why did you do that?!” - Cosa impedisce a Lost di essere un capolavoro - parte 2
La scorsa settimana abbiamo accennato ai lati positivi di Lost e ai falsi miti negativi che circondano questa serie. Chi si è perso la prima parte dell’articolo può recuperarlo qui - oppure può fare il curioso e leggere direttamente le critiche.

Come pontificavo sette giorni fa, Lost non è il capolavoro che avrebbe potuto essere per due ragioni principali.
Tanto per cominciare la serie è stata concepita come un “romanzo” organico, ma il percorso narrativo generale è stato pianificato con il deretano. Personalmene trovo che sotto quest’aspetto Lost assomigli a due serie di ben altro livello, ovvero Babylon 5 e Neon Genesis Evangelion.
Babylon 5[1] fu progettata come un’unico arco narrativo ripartito su 5 stagioni con un inizio, un centro e una fine; dove i personaggi potevano morire o cambiare in modo significativo da una puntata all’altra, nonché svilupparsi. Concetti rischiosi per un’epoca in cui le serie erano episodiche, “restaurative” e perfettamente seguibili anche dallo spettatore occasionale poiché le trame delle puntate erano solo efficaci pretesti per mettere in scena i protagonisti.
Forse senza Babylon 5 Lost non esisterebbe; di certo l’autore di Babylon 5 si è fatto un culo a capanna e ha dimostrato che un modo diverso di concepire una serie tv era possibile.
Gli autori di Lost volevano combinare qualcosa di simile ma si sono concessi un po’ troppa libertà. Hanno tracciato le direzioni principali della storia tenendo ben presente dove volevano arrivare[2] (e questo è un merito già riconosciuto) ma rimanendo eccessivamente aperti e nebulosi sul come arrivarci.
E non sapendo né come arrivarci né quanto tempo avrebbero avuto a disposizione hanno passato le prime stagioni a menare il can per l’aia. La costruzione dell’affascinante mitologia della serie è stata annacquata da flashback inutili, lungaggini varie e misteri secondari con l’unico appeal di essere generati da ellissi narrative gratuite.
E adesso, i nostri autori si trovano con numerosi nodi da sciogliere - e da sciogliere bene, non solo nei modi ma anche nei tempi giusti - e solo sedici episodi. Auguri.
Ma ho già scritto che questo peccato è veniale. Realizzare una serie tv è un casino, le incognite sono infinite e anche un piano narrativo/produttivo paranoico[3] come quello di Babylon 5 (scusate se insisto) ha avuto grosse difficoltà di fronte a incertezze di poco conto tipo “uhm, non sappiamo ancora se si farà una quinta stagione, ve lo diciamo alla fine della quarta”.
È il momento del peccato mortale. Rullo di tamburi. in Lost non ci sono i personaggi.
Ci sono marionette che fanno quel che viene loro detto di fare - dalla sceneggiatura - affinché la storia vada avanti. Almeno nella prima stagione c’erano degli archetipi (l’Eroe, il Mago, il Guerriero, la Bella, il Ladro, i due Buffoni, la Madre, ecc.), ma già dalla seconda stagione gli autori hanno cominciato a scombinare pure quelli, senza che ci fosse nulla di solido a sostituirli. Il dio Format e il suo demiurgo, il potente Plot, hanno il controllo di ogni cosa e fanno fare ai personaggi tutte le giravolte che ritengono necessarie[4].
Leggo in un interessante articolo di Nicola Lusuardi su Script che la serialità propone un modello di cambiamento del personaggio non-lineare e non-compiuto, differente da quello cinematografico; e che questo modello rappresenta l’unicità del linguaggio narrativo seriale. Va bene, provo ad applicare questa analisi (che mi stimola e che in sé condivido) a Lost.
Ammettiamo che i personaggi di Lost cazzeggino perché il loro sviluppo non è una linea dritta ma un percorso complesso, proprio della narrativa seriale (ma questo posso permettermelo in una trama non episodica, che in sostanza è un megafilm lungo più di 100 ore?). Ammettiamo che alcuni personaggi di Lost abbiano scopi e motivazioni, anche se a volte li cambiano o se li dimenticano, anche se sono scopi fumosi o deboli. Ammettiamo infine che Lost deve ancora finire, che il Grande Disegno deve ancora essere svelato, e che ho già ammesso di aver visto molto senso dispiegarsi con l’ultima puntata della penultima stagione.
Pur ammettendo tutte queste cose, sulla coerenza di questi personaggi casca un asino grande come la statua sulla spiaggia. Contate quante volte i vari protagonisti di Lost fanno qualcosa di incoerente con la situazione o con se stessi. È facile, basta contare le scene in cui un personaggio chiede all’altro “perché fai questo, perché hai fatto quello”. In Lost succede continuamente. “Why did you do that” è un tormentone della serie, lo proporrò come payoff.
Penso che se si mettessero tutti gli script di Lost dentro un generatore di tag cloud come wordle, ne verrebbe fuori un assortito mucchio di paroline con un ipertrofico WHY nel centro.
Ecco, un personaggio con un minimo di vita propria non deve spiegare via dialogo ogni sua singola scelta.
In conclusione, la Conclusione.
E qui entra in scena Neon Genesis Evangelion. Tornando a parlare della pura trama, gli autori di una pietra miliare come Evangelion hanno fatto errori di pianificazione molto simili a quelli visti in Lost. Molto non detto, indizi centellinati (quando dati), ripensamenti. E poi puntate finali ricche di rivelazioni, o meglio, delle rivelazioni che c’è stato il tempo di dare. Con tutto che Evangelion aveva personaggi solidi, uno svolgimento lineare (nonostante gli abnormi enigmi) e ben poco spazio per le lungaggini.
Insomma, Evangelion è un capolavoro. Può sopportare certi errori. Lost, che è “soltanto” una serie appassionante e originale, soffre molto di più la cattiva pianificazione.
Cosa succederà nell’ultima stagione? La conclusione sarà degna?
Lo straordinario (o incomprensibile, o pretenzioso, dipende da che parte state) finale di Evangelion fa ripensare alle 24 puntate di quella serie quasi come a un lungo e necessario prologo alla vera storia, cioè il finale stesso. Sarà così anche per la fine di Lost? Sarà abbastanza potente da farci dimenticare tutto il tempo perso lungo la strada?
Io guarderò avidamente la sesta stagione di Lost: non perché mi importi qualcosa di quelle marionette, ma perché voglio sapere come andrà a finire. Nel prossimo futuro, quando tutto sarà chiuso e archiviato, non sarà Lost a rimanere nei nostri cuori. Ciò che rimarrà sarà l’esperienza di essere stati dietro agli sciamannati dell’isola per sei anni della nostra vita.
E diciamo pure che va bene così.

–––––
[1] Pochi la conoscono perché Babylon 5 è una serie che ormai in Italia ha “perso il treno”: è stata mal trasmessa con episodi alla rinfusa, perlopiù alle tre di notte; e oltre a essere una serie di fantascienza senza leccate mainstream è anche invecchiata un po’ male dal punto di vista estetico/produttivo, senza essere ancora abbastanza stagionata da acquisire il fascino del modernariato.
[2] Fin dai primi tempi gli autori hanno dichiarato di avere come grossa fonte di ispirazione L’Ombra dello Scorpione di Stephen King. L’ispirazione si è palesata anni dopo: chi ha letto il romanzo di King e ha visto l’ultimo episodio della quinta stagione di Lost potrà notare un certo parallelismo fra i due gentiluomini seduti in spiaggia e la coppia Mother Abagail/Randall Flagg. Un’altra conferma che la vicenda globale dei naufraghi è stata pianificata. Male, ma pianificata.
[3] Dopotutto, Babylon 5 è stata progettata da un nerd. Lost è stata progettata da un produttore geniale ma non scrittore da pulitzer - che comunque ha lasciato la barca da un po’ - e da due telepoliziottari che hanno scritto Arma Letale e Nash Bridges. Cose divertenti ma altra pasta.
[4] Avevano un bel bullarsi i tre marmittoni, quando Lost era fresco di prima stagione, grandi promesse e grandi ascolti. “Character, character, character”. Character un paio di palle. Mettere “gente con problemi” (perlopiù problemi pretestuosi) su un’isola misteriosa a guardarsi intorno basiti mentre attorno succedono cose strane a sprazzi non è “character”, è aver studiato drammaturgia sui bigini.


Questa visione è molto divertente ma è anche un po’ facilona. Certo, quando si è abituati alla serie americana media qualsiasi trama che vada oltre “Bob ammazza Joe per soldi” può far vacillare la ragione. E la psichiatria insegna che una sana psicosi aiuta il cervello a venire a patti con una realtà percepita come incomprensibile e ostile: dunque lo psicotico che non riesce a seguire Lost si crea questa sua visioncina personale in cui la trama della serie è stata pianificata con lo shangai.
Inoltre Lost è una serie di fantascienza. I bellocci con triviali drammetti allunga-brodo possono distrarre da questo fatto - e tenere attaccati allo schermo gli spettatori mainstream per una stagione o due - ma un’isola con un mostro invisibile e i morti che camminano parla chiaro fin dalle prime puntate.
Si sa che Elio e le Storie Tese fanno questo programmino che si chiama
Cioè divertente, fuoriclasse, capace di esprimere il passaggio da 7 stati d’animo diversi in 30 secondi senza spiccicare una parola, e pure carina.

