Gaea Muir

“Non è vero che sono tutti un po’ strani. IO sono strana. Voialtri avrete al massimo una misera paranoia ciascuno.”
(Gaea Muir)

il [gr]og dello zio Gil.
il mondo decostruito male

Mattia Giovanni 'zio Gil' Bassani
lo zio Gil

    Guarda Yoko e altri due tizi pattinare sul ghiaccio sottile

    Yoko Ono - Have you seen the horizon lately?

    Dicono che Yoko Ono abbia fatto sbroccare i Bitols ma non so se sia così. Se anche fosse, non mi definisco un fan dei cosi[1] e non le serbo rancore.

    Dicono che i Pet Shop Boys siano i maestri del synth-pop, anche se i loro fan sono come gli appassionati di Star Trek, cioè poco pop e molto nerd.
    Sono uno di quei nerd lì.

    Dicono che Walking on Thin Ice sia circondata da uno strano alone sincronico perché allude alla vacuità della vita e delle cose; e John e Yoko la stavano registrando la sera in cui Mark David Chapman sparò.

    La versione originale è una bella canzone disco pop dal suono tardo settantesco che starebbe bene in una puntata di Lupin III.
    La versione remixata nel 2003 dai Pet Shop Boys è un gioiellino. Inquietante come “What else is there” dei Röyksopp, spruzzata di una malinconia à la page che ricorda “Strange” di Grace Jones.

    Ho scoperto che esiste un video animato di quella versione.


    Ho avuto un contatto metafisico con Yoko Ono a cavallo del millennio, a Gerusalemme.
    C’era una sua mostra in programma all’Israel Museum. Non eravamo lì per quello però fui incuriosito: fino ad allora sapevo che Yoko Ono esisteva, e la mia cultura finiva lì.
    Che cacchio combinava Yoko Ono oltre a essere la ex moglie di John Lennon? Mi chiedevo.
    Così mi infrattai nei cunicoli concettuali di una mostra fighetta.Titolo della mostra: “Hai visto l’orizzonte di recente?” (Have you seen the horizon lately?)
    Fra le varie opere esposte:

    • La famosa “apple” - una mela apparentemente vera su un piccolo piedistallo, che tanto colpì Lennon medesimo.
    • Due mucchi di sassi, uno per le cose belle e uno per le cose brutte; il primo da ammirare per quello che rappresenta, il secondo da ammirare “per la sua bellezza”.
    • Una tazza del cesso al centro di un labirinto di specchi, estremamente significante a mio metaforico avviso.
    • Infine l’opera che dà il titolo alla mostra: “Have you seen the horizon lately?”, ovvero un foglietto bianco incorniciato con disegnata una linea orizzontale.

    Mi viene in mente quello che dicono mio padre e Sergio Bonelli sul non-detto grafico in Tex Willer: il deserto è così, tracci una riga e crei un universo.

    [1] Nonostante Across the Universe me li abbia insaporiti con salse intriganti; e nonostante Eleanor Rigby sia un capolavoro.

    Aḥmadinejād non ha inventato niente

    Sarà che l’altra notte ho sognato di intervistare Maḥmūd Aḥmadinejād: quell’uomo mi gira per la capa. Nel sogno era pure simpatico.

    Ho il vizio di raccontare sempre le solite tre o quattro storielle. Questa è una mia ricorrente, chi l’ha già sentita abbia pasiénsa:

    Dieci anni fa ero in Irlanda a studiare inglese. A quell’epoca lo facevo spesso.
    Nel millenovecentonovantasette ci andai a settembre, per un mese, buscandomi cieli meravigliosi con nubi molto creative e kantianamente sublimi (alé), nonché molta meno pioggia di quella che poi annegò Milano nel novembre di quello stesso anno.

    Avevo in classe tre banchieri iraniani di età imprecisata, fra i 30, i 35 e i 40 (oh, la gente a quelle età è tutta uguale - soprattutto quando tu pischello di anni ne hai 20) che sembravano usciti da un fumetto.

    C’era Mohsen, il Dritto, un clone di Massimo Lopez.
    C’era Seif, il Ciccio, un omone buono e pacato.
    C’era Reza, lo Sfigato, con la testa grossa, i capelli verticali, il mascellone più largo del collo e gli occhiali anni ‘70.

    Mohsen il Dritto adorava essere il sosia di un attore italiano, parlavamo spesso e a volte veniva a visitare Dublino insieme a noi giovincelli.
    Seif
    il Ciccio era più riservato, un amabile e pacato compagno di conversazione; non usciva con noi ma una volta l’abbiamo trovato in un grande magazzino che si sceglieva una cravatta (o era un ombrello?).
    Reza
    invece non parlava mai e se lo faceva lo sentivano soltanto i cani.

    La nostra insegnante dedicava l’ultima ora del mattino a una specie di “Mostra e Dimostra” (forse perché aveva i capelli come Piperita Patty), dove a turno uno degli studenti illustrava alla classe un aspetto del paese di provenienza oppure un argomento di cui era esperto.
    Seguiva il dibattito.

    Onestamente non ricordo come si giunse alla questione dell’omosessualità, ma ci giungemmo nondimeno. E nel pieno della discussione, qualcuno (la ragazzotta tedesca coi capelli rossi? Probabile) chiese ai tre persiani: “Com’è la condizione degli omosessuali in Iran?”

    Silenzio di alcuni istanti. Si teme l’imbarazzo, l’incidente diplomatico, la guerra. Poi Seif, il buono, l’amabile, il tenero Seif, il Ciccio grande grosso e pacioccone col baffo da pescatore saggio, ritto e fiero, mani sul banco, risponde:

    “Non c’è omosessualità in Iran.”

    Silenzio.

    “PENA DI MORTE! AH AH AH!”

    Avviso ai linkanti

    Il link del grog è cambiato

    (Anche se non sembra)

    http://www.gaeamuir.com/it/grog

    Pagina in allestimento

    Prima o poi compariranno deliziose fesserie.