Gaea Muir

“Non è vero che sono tutti un po’ strani. IO sono strana. Voialtri avrete al massimo una misera paranoia ciascuno.”
(Gaea Muir)

il [gr]og dello zio Gil.
il mondo decostruito male

Mattia Giovanni 'zio Gil' Bassani
lo zio Gil

    Oggi è un grande giorno per i fighetti

    Rita Levi Montalcini sull'edizione italiana di Wired

    E dico i fighetti veri. Cioè non quelli che secondo gli sfigati sono dei fighetti, ovvero i “precisi”, chiamiamoli “fighetti per contrasto” - bensì quelli che secondo i fighi sono dei fighetti, cioè per esempio io ^__^ che in realtà sono un aspirante fighetto perché ho sempre qualche particolare dispari fuori posto in molti ambiti.

    Insomma, oggi una nuova tappa della colonizzazione culturale s’è felicemente concretizzata. Dopo Blockbuster, H&M e Vanity Fair, è uscita un’altra Edizione Italiana Di.
    Sto parlando di CABLATO, la rivista dei fighetti duepuntozzéro che anche io compravo talvolta in originale e che mo’ compro in italiano perché sono un rivistòmane e perché anch’essa definisce la mia identità (esistono altri motivi validi per comprare una rivista piuttosto che un’altra?).

    Non l’ho ancora letta, solo sfogliata; ma sembra, come l’originale, fighetta e figa (fiCa, vuole l’italiano standard). Perché il fighetto, quello vero, non quello per contrasto definito dagli sfigati, non è mica una categoria filosofica da disprezzarsi.
    Mi immalinconisce soltanto il fatto che si sia stati costretti per l’ennesima volta a importare un marchio. Mi piacerebbe che anche noi, qualche volta, esportassimo qualcosa. Sarà campanilismo, eh.
    Ma sapere che in altri paesi qualcuno, tipo, ha fondato l’edizione Francese di Internazionale, mi farebbe piacere. Forse che altrove hanno un’informazione decente e non ne hanno bisogno.

    Per quelli che hanno 36 denti e non lo sanno

    Stan Laurel, Oliver Hardy e il mal di denti

    I presunti ultimi ad arrivare vengono chiamati denti del giudizio perché generalmente spuntano fra i 16 e i 24 anni, proprio l’età in cui l’essere umano è più deficiente. Se l’espressione viene dal latino, siamo di fronte a un popolo che considerava giudiziosi i deficienti e questo spiegherebbe appieno il loro ruolo di piaga del mondo antico.

    Ma qui si fa scienza, non cazzeggio[1]. E ci teniamo ad accennare a un altro dente che pochi conoscono e che molti hanno, un dente che picchietta di brutto senza spuntare mai. Il Dente della Paranoia. Il brutto è che - a differenza del Dente del Giudizio - il Dente della Paranoia, quando viene estratto, ricresce. E picchia. Pic pic pic.

    Noi Pesci-ascendente-Vergine li abbiamo tutti e quattro.

    [1] anche perché un nerd potrebbe farmi notare che anticamente si crepava prima e dunque si era anche deficienti prima. Oppure che io sono deficiente adesso a (quasi) 31 anni, infatti i denti del giudizio non mi sono ancora venuti fuori.

    La cattiva notizia è che dio non esiste. Quella buona è che state parlando del vostro dio, non del mio.

    Gesù Compagnone - Buddy Christ

    Io credo in Dio o, per non esagerare con dichiarazioni di fede alla leggera, credo che Dio esista. Voglio inoltre credere che Gesù sia esistito e che sia il Figlio di Dio.
    Tuttavia credo anche nell’esistenza del Gran Dio Pan, delle Norne e degli spiriti di boschi e città.

    Credo negli sciamani e nei maghi, anche se penso che quelli veri non siano tanti.
    Credo che la scienza sia una alta forma di conoscenza. Credo che la scienza non sia l’unica forma di conoscenza.
    Credo che scienza e fede si occupino di cose diverse, con metodi diversi. Credo che il loro conflitto sia sostanzialmente (scusate il francese) una puttanata e che l’unico legittimo terreno di zuffa sia quello dell’etica; ma l’etica è un terreno di zuffa per tutti, è naturale, è materia tosta. Non è materia da tifo. Non è che il prete la pensa per forza così e lo scienziato la pensa per forza cosà.

    Infatti ho un sacco di dubbi su un sacco di questioni di poco conto come aborto ed eutanasia, per esempio.
    Ma su altri argomenti ho le mie piccole convinzioni: per esempio, credo che nella consapevolezza e nel reciproco rispetto le persone abbiano il diritto di intrattenere rapporti intimi con chi preferiscono e di fare sesso come preferiscono. Credo che il matrimonio sia un’invenzione dell’uomo e che ogni matrimonio abbia il valore che a esso danno gli sposi.

    Credo che le religioni abbiano qualcosa da dire le une alle altre. Credo che Gesù parli a tutte le religioni e che non le neghi. Gesù non è andato al tempio a sputare sul dio di Israele, tanto per fare un esempio.
    Credo che non credere sia un diritto.

    Credo infine che queste siano idee mie personali. Credo che col tempo siano mutate, e che muteranno ancora. E credo, mio malgrado, che molte di queste mie idee vadano ancora messe alla prova.

    Poi vedo i bus con le pubblicità degli atei[1] e mi faccio delle domande.
    Certo, sono una provocazione.
    Certo, a tutti quelli che danno dio per scontato fa bene sentirsi un po’ di sale sotto al culetto.
    Certo, è interessante notare come gli autobus atei siano una reazione, non un’azione. Perché se chi non crede si spinge fino a predicare l’ateismo, forse significa che non ne può più di qualcosa; e se i promotori dell’iniziativa si sono rotti le balle di dio vuole anche dire che qualcuno li ha asfissiati con un’idea di dio (e di religione e di fede) assai distorta per anni, per secoli.

    Ora, “dio” è una parola assai generica. Per un cristiano vuole dire una cosa, per un odinista ne vuol dire un’altra e per un ateo un’altra ancora. Potete scrivere su un autobus che dio non esiste, ma dovreste specificare di che cosa state parlando.
    Posso presuppore che chi ha lanciato questa campagna si riferisca al dio che intende lui, un dio insensato che ragiona come un essere umano, che opprime e che incatena. A questo punto sono d’accordo: quel dio lì non esiste, facciamo festa. Ma di brutto!

    [1] Mi riferisco soprattutto alla campagna inglese, poi tradotta anche in Spagna. “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life”.
    I poster sono scritti tutti in maiuscolo quindi non saprei dire se “God” sia veramente inteso maiuscolo e dunque la frase vada tradotta con “Probabilmente Dio non esiste” (come hanno fatto gli spagnoli); oppure se sia minuscolo, e vada tradotto con “Probabilmente non esiste alcun dio”.
    In ogni caso ciò che ha scatenato questo post è stata la seconda frase: “Ora smettila di preoccuparti e goditi la vita”. È quasi demagogica.
    La campagna italiana è leggermente diversa, dice: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Mi sembra più corretta perché dichiaratamente provocatoria, e suona molto meno supponente.

    Il Dovere è un falso dio

    chissà cosa passa per la testa di questo nanettoIl mio papà e la mia mamma mi hanno insegnato tante cose. Sia con le parole che coi fatti. Anche involontariamente.
    Quando c’era da farmi il culo me lo facevano all’unisono, ma sul piano filosofico so che il mio papà e la mia mamma la pensano diversamente sul Dovere. Mia madre non lo può sopportare. Io sono come mia madre.

    Tempo fa, leggendo un breve compendio ai disturbi della personalità, ho scoperto di avere molti tratti tipici del passivo-aggressivo. Sarà per questo che più una cosa mi viene fatta fare, meno la faccio. Mi piace lavare i piatti, mi piace sistemare la casa, non ho problemi a vuotare la spazzatura, ma odio farlo perché qualcuno me l’ha chiesto. Sono capacissimo di non fare una cosa che normalmente avrei fatto, solo perché non sopporto l’idea di non farlo per mia iniziativa.

    Da un certo punto di vista (direbbe Obi-Wan Kenobi) questo è un modo malato di affrontare le cose. In realtà è la manifestazione di un istinto positivo che si sente incatenato. Cioè, io non voglio fare ciò che devo perché devo fare ciò che voglio. Chiaro, no?

    manette da schiavoNon ho la cultura filosofica necessaria per fare un discorso approfondito sul Dovere, lo ammetto. So che il Dovere mi ha sempre innervosito e a lungo il mio Moralista Interiore mi ha detto che era colpa della mia pigrizia.
    Impreciso. La mia pigrizia fa ben di peggio: mi impedisce di fare quello che voglio.

    Fare quello che si vuole è difficile e faticoso. Innanzitutto è dura capire *cos’è* quello che si vuole. Perché quello che si vuole non è il capriccio del momento. Quello che si Vuole è una Verità Interiore profonda, mica fesserie. Una volta individuato l’obbiettivo, bisogna perseguirlo e vaffanculo, è una strada in solitaria.
    Invece il Dovere è protetto da una struttura di approvazione alimentata da tutti gli schiavi che ogni giorno fanno quello che “devono”. Fare il Dovere è faticoso ma è enormemente più facile che non fare il Volere.

    Nel mio piccolo, penso questo: il Volere non è egoista e non è individualista, se chi Vuole è libero.
    E il Dovere non è una cosa buona nemmeno quando è moralmente preferibile. Il fatto che alcuni doveri siano moralmente corretti non cancella il fatto che siano strumenti di schiavitù. Il Dovere è come le multe. Le multe servono per tenere a bada gli automobilisti. Gli automobilisti si trattengono dal fare porcate per non prendere la multa. Questo è un meccanismo che bene o male funziona, ma è malato.

    signorina molto elegante che fa i capricciNon vorrei che questo sfoghetto del cavolo sembrasse dispregiativo verso chi fa il proprio dovere. Come dicevo, fare il Volere è molto difficile. Non solo: esistono scelte di vita, dettate dal Volere, per le quali si rischia la pelle; dove il Dovere (ma forse è un dovere diverso, che in altre lingue viene chiamato con altri nomi) diventa un elemento fondante con cui fare i conti.
    E al di là dei casi estremi, molti doveri portano conseguenze positive. Ottenute coi mezzi sbagliati, però, che danno risultati pessimi sul lungo termine: frustrazione, fuga. Individualismo, per la miseria. Se perdo il mio tempo a fare quello che “devo” finisce che nei pochi spazi liberi rimasti mi dedico solo ai miei capricci.

    Infatti, anche la difesa del Dovere portata da mio padre non è molto incisiva. Lui dice “non è detto che un Dovere sia per forza una cosa brutta. Può essere piacevole.”
    Ecco, “Piacevole” e “Voluto” sono proprio due pianeti diversi. Ho il sospetto che nemmeno mio padre, una persona che sa quello che vuole, credesse per davvero a quello che diceva per farmi muovere il culo dalla poltrona.

    Mio padre non so, non so gli altri… ma io, quando non faccio quello che Voglio sono una persona molto pesante da sopportare.

    “L’esperienza e gli anni ci rubano qualcosa”

    costume da bebèOggi su Facebook sono rispuntati (quasi) tutti in una volta i miei compagni delle elementari. Impressionante come certe facce ora trentenni siano praticamente identiche a quelle che ricordavo. Naturalmente se prendo in mano una vecchia foto di classe nessuno assomiglia a come me lo ricordo. Sembriamo tutti caricature.

    Questo spinge a sprazzi di riflessioni filosofiche quali:

    1) La fotografia e la realtà sono due false parenti. Mai fidarsi delle foto. MAI.
    2) “Bambino” è una categoria ingannevole che porta a percepire il nanetto come una cosa a sé stante, quando invece i cosiddetti “bambini” sono persone, punto; solo un po’ più corte e un po’ meno navigate.
    3) Come la scrittura ci ha mandato a puttane la memoria; come gli orologi hanno messo in soffitta il tempo interiore; come la fotografia si mangia i nostri ricordi; così Facebook ci disabituerà a dare la caccia gli amici smarriti?

    (Il titolo è fregato ai SoErba)

    Ottime ragioni per odiare l’estate

    Mr Montgomery 'Monty' Burns“Dall’inizio dei tempi, l’uomo ha sempre sognato di distruggere il sole”
    [Montgomery “Monty” Burns]

    È il momento di rimpolpare la scarsa letteratura web in lingua italiana relativa al fatto che l’estate fa schifo al c@%%o.
    Mentre I hate summer su Google dà risultati soddisfacenti, Odio l’estate restituisce anche molta erbaccia fatta di canzoni e di odiatori dell’estate per futili motivi di coppia.
    Il mio è un odio lucido e maturo. Non pretendo di convincere i sudòfili ma mi sento in dovere di riscaldare (scusate l’ossimoro) gli animi a me affini e risvegliare la gente sana che ancora non sa di esserlo.

    L’estate. Fa. Schifo.
    Estate significa sudore. Significa essere sporchi dopo mezz’ora, assetati ogni cinque minuti, stanchi senza aver fatto nulla.
    Estate significa insetti, adorabili insetti dappertutto. Mo’ che ci stiamo tropicalizzando, gli insetti stanno diventando giganteschi: vi piacciono le falene da un chilo?
    Estate significa non dormire. C’è il maledetto sole tutto il giorno, e di notte lascia il suo caldo infame. Sempre grazie alla tropicalizzazione ora ci sono i temporali con grandinata che ti tirano giù dal letto alle tre di notte.

    I principali argomenti portati a difesa dell’estate sono:

    “Ci sono le vacanze”
    Punto primo, ci sono le vacanze se sei un bambinetto del cacchio. Ma se sei quello che paga la bella vita al suddetto bambinetto, hai sì e no dieci giorni che userai per fuggire, guarda caso, dalla vita quotidiana che in estate è particolarmente pesante: quindi al massimo si può dire che perlomeno ci sono le vacanze, altrimenti uscire vivi dall’estate sarebbe molto più dura.
    Punto secondo, dire che l’estate è una bella stagione perché ci sono le vacanze è come dire che io amo la mia ragazza perché mi piace il cappello che si è messa oggi. Questa gente ha seri problemi di giudizio.

    “Il sole è bello”
    Risposta equilibrata: sì ma il troppo stroppia.
    Risposta talebana: il sole non è bello, è utile. Anche lo stomaco è utile ma nessuno va in giro con lo stomaco esposto in bella vista. Le nuvole, vogliamo le nuvole! Dateci ombra!

    “Le donne si mettono nude”
    Quasi convinto. Ieri ho appunto visto una piacevole signorina che - sia detto per dovere di cronaca - mi ha ispirato l’intero post.
    Ma era una. Era svestita con un certo stile. Le altre sono in buona (spaventosa) percentuale delle semplici vacchette sbracate e ne faccio a meno. Bleurgh.

    “Eh, ma come siete deprimenti voialtri”
    Voialtri chi? Se uno ama mettersi non dico il maglione, ma una maglietta a maniche lunghe, senza paura di perdere 4 kg in liquidi, non è automaticamente un maniaco depressivo. Diffidate piuttosto da quelli che si descrivono come “solari”. Marò.

    In una prossima puntata vomiterò altro odio (lucido e maturo) sulle vacanze al mare, la grande non-scelta degli ultimi arrivati sul grande treno della storia dell’umanità, foriere di sbattimento, fastidio e ustioni.
    Svegliatemi quando finisce settembre, diceva qualcuno.

    Ovazione all’impiedi per la signorina Z

    come wordle.net vede la tesi di Chiara Zambon

    Oggi la sempiterna signorina Z è diventata dottoressa in bambinologia, come dimostra anche la preponderanza (appunto bambinesca) della parola “bambino” nella word cloud ricavata dalla sua mastodontica tesi e gentilmente generata da Wordle.
    Un grazie di sottecchi al signor Zeno (nessuna parentela) che ha segnalato il suddetto web-accròcchio.

    Faccio pop rock e non lo sapevo

    Mattia Giovanni Bassani, detto Cioppo o zio GilDi nome faccio Mattia Bassani. Quand’ero un bimbo nessuno si chiamava Mattia, ma in compenso c’erano i Matia Bazar. Di conseguenza, ogni volta che gli adulti mi chiedevano “come ti chiami?” e io cucciolo rispondevo “Mattia”, mi sentivo ribattere “Matia Bazar!”.

    Cominciata la scuola, il livello culturale degli interlocutori adulti è diventato meno pop. Le maestre chiedevano “come ti chiami?”, io moccioso rispondevo “Mattia”, loro ribattevano “Il Fu Mattia Pascal!”.

    Insomma, sfoggiavo un nome talmente esotico che la gente quando vedeva me vedeva mondi lontani. Un nome così alieno da essere inconcepibile per alcuni. Il caro nonno Costante mi chiamava “Mattio!”, mio padre gli diceva “no papà, è MattiA” e il nonno borbottava “eh, finìss cun la A, l’è un nom da fèmina”.

    Dal 1978 ne è passato di italico seme sotto i ponti di Venere. Anno dopo anno i Mattia si sono moltiplicati, tanto che ora li vedi ovunque - con tutto il rispetto, sono uno di loro - come afidi su una pianta infestata. Ora anche nelle attività guidate per i bambini dell’asilo ci sono personaggi chiamati Mattia.

    Il passo successivo era prevedibile. Di recente ho saputo che l’undici novembre 2006 sono nato a Roma. Ma questo è niente.
    Ho appena fatto il mio periodico egosurfing e sono lieto di annunciarvi che vengo da Como e sono anche stato in radio. Faccio Pop/Rock/Acustico.

    Va bene che per esteso mi chiamo Mattia Giovanni Bassani, ma prima o poi si prenderanno anche quello. Devo sbrigarmi a diventare famoso oppure mi toccherà trovarmi un nome d’arte.

    La mia personale opinione sulla consultazione elettorale or ora conclusa(si)

    Lucifero Culo

    Autoironia significa non dover mai dire “mi dispiace”

    i bambini non hanno autoironiaSi definisce autoironia il prendere per il culo se stessi.
    Io mi prendo per il culo, io sono autoironico.
    Se tu ti agganci al mio prendermi per il culo, sei tu-ironica.
    Se tu mi prendi per il culo e io metto il muso, non vuol dire che io non sia autoironico.
    Se ridessi delle prese per il culo fatte a me dagli altri sarei eteroironico, invece sono autoironico, quindi solo io posso prendermi per il culo.

    No, è che ieri sera ho fatto un giro dell’oca in autostrada e avevo le balle girate e non sopportavo i commenti ironici della signorina Z. sul mio modo di guidare l’auto. Quindi sostanzialmente non apprezzo l’auto-ironia.

    Avviso ai linkanti

    Il link del grog è cambiato

    (Anche se non sembra)

    http://www.gaeamuir.com/it/grog

    Pagina in allestimento

    Prima o poi compariranno deliziose fesserie.