Feb 8, 2010
L’esilarante titolo è solo la punta di un iceberg di terrore che svelerò poco a poco. Dove?
Sul nuovo tumblr (microblog, per dirlo in umanoide) che ho aperto un paio di settimane fa e che ora annuncio pubblicamente giacché un po’ di gente, mi sa, se l’è perso. Umorismo da Rotterdam si chiama, da un tormentone mio che usavo qualche anno fa per commentare laconicamente le “meglio” battute sentite da amici e parenti.
Suddetto microblog viene aggiornato circa due volte alla settimana con mie modeste bagasciate il cui scopo è agghiacciare. Se la reazione media è “madonna mia”, vuol dire che ce l’ho fatta.
Umorismo da Rotterdam raccoglie volentieri guest post(s) a tema, perciò se avete partorito qualcosa che sta all’umorismo come Cthulhu sta a un cucciolo di beagle, passatemelo. Se dico “madonna mia” è pubblicabile.
Jan 1, 2010
Dicevo che avrei fatto grandi cose, tempo fa, ma sono una persona pigra e senza metodo molto lenta.
Tuttavia non ho smesso di lavorare a suddette grandi cose, né ho cambiato i miei piani. Ho solo dovuto rivedere pesantemente il timing per mancanza di allenamento. Ovvero, quando passi 31 anni a cincischiare poi non impari l’efficienza in 15 mesi. Pirla.
Ma ci stiamo lavorando. Intanto, Pendragon è andato in scena. Everything else will follow.
Buon duemilaedieci!
Jul 6, 2009

Le Gambe delle Donne, signori!
Mi riallaccio al post relativo del garozzoso dottor Eazye, a confermare l’ammirazione per queste amate gemelline che, in tutta onestà, ben più fibrillo mi procurano che non le strabusate, dozzinali, mainstream (mica tanto poi, a dire il vero), oneste senza dubbio e apprezzabili quando di persona amata, però cheppalle, insomma, le tette.
Non ho la più pallida idea di quali teorie vadano per la maggiore al momento, sul perché un carattere che non è sessuale né primario né secondario eserciti un tal fascino su… eserciti di rei più o meno confessi. Vi ricordo che per i piedi c’era la teoria del “pisello-della-donna” e per le tette quella del “culo anteriore”, ma dopo Freud è venuto perlomeno Sachs, e la psicologia evoluzionistica oggidì pare stia decadendo tanto che si fa a gara a chi più clamorosamente la sputtana (argomento classico: “ma tu in sostanza che cacchio ne sai di come viveva il Cacciatore-Raccoglitore di Voghera?”); quindi chissà se davvero qualcuno là fuori sa spiegarmi perché una scollatura mi attira l’occhio per istinto ma in fondo non mi dice niente, quando invece una minigonna mi manda letteralmente a male?
Sarà che ho paura del femminino sacro e le tette fanno un po’ troppo Grande Madre.
Jan 13, 2009

Ho cambiato nome alla casetta.
Un tempo si chiamava the Gaea Muir [gr]og: Gaea Muir perché fa parte di gaeamuir.com[1], [gr]og non nel senso alcolico ma in omaggio al cavernicolo peloso che appare nel B.C. di Johnny Hart.
Al tempo (il grog nasce nel febbraio 2005) la mia contorta idea era quella di avere un blog messo in piedi alla bell’e meglio, magari con html statico e uno scriptino per i commenti. Quindi un blog poco evoluto, preistorico. Un grog.
Fortunatamente il saggio Koolinus mi fece desistere e mi segnalò Wordpress, ma l’idea del [gr]og è rimasta.
La parolina [gr]og è rimasta anche l’anno scorso, quando ho provato a scorporare “Gaea Muir” dal nome del blog vero e proprio. “Gaea Muir” è il nome del sito che ospita il [gr]og, e infatti da qualche mese quel nome campeggia in alto a sinistra come logo a sé stante.
Per qualche settimana questo posto si è chiamato questo è il [gr]og, ma era un nome proprio brutto. Allora mi sono fatto una semplice pippa mentale: the Gaea Muir [gr]og non funziona perché ha troppi livelli di incomprensibilità (perché in inglese? Chi è Gaea Muir? Come si legge? Cos’è un [gr]og?) e perché io non sono Gaea Muir[1].
Chi sono io? Mattia Giovanni Bassani, detto zio Gil in giro per la rete. Per cui vuallà: il [gr]og dello zio Gil. Ugualmente incomprensibile ma un poco più sensato.
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[1] Su chi sia Gaea Muir e sul perché del dominio www.gaeamuir.com occorrerebbe un post a parte. È un po’ come se il sito personale di J.K Rowling fosse www.harrypotter.com. Sì, sono il classico nerd che si è inventato un personaggio. Siamo a milioni. Sarete assimilati. Buh!
Oct 15, 2008
Oggi avevo male dappertutto. Ieri notte ho dormito quattro ore e, anche se il mio cervello ha funzionato tutto il dì meglio del solito, il mio corpicino da settantenne dentro non si era riposato a sufficienza. Ho dormito quattro ore perché dovevo terminare un testo teatrale la cui stesura si stava trascinando dal gennaio del 2007.
Non sono nuovo a trascinare le cose ma Pendragon (questo il nome del parto letterario) si trascinava per motivi diversi dai soliti.
Innanzitutto Pendragon non era un mio progetto bensì, più o meno, un testo su commissione. Dovevo dare forma alle idee di un’altra persona, una cosa che tra l’altro faccio spesso sul lavoro e dovrei saper gestire. Eppure in questo caso non sono stato al mio posto: incoraggiato dal rapporto di sostanziale amicizia ho voluto subito aggiungere idee portanti che in pratica “rubavano la scena” alle idee del committente. Erano idee invadenti e lì non dovevano stare, perché quella non era la loro storia.
Stava nascendo un mostro con due teste e io non volevo prenderne atto. Poi il committente ha deciso che non poteva più seguire il progetto e l’ha lasciato nelle mani della compagnia. La compagnia ha provato a gestire il mostro, ma alla fine è stato necessario addormentarlo (fare una pausa nelle prove) e ridimensionare una delle due teste (progettare una riscrittura). La testa di troppo non è stata segata del tutto: un po’ per pigrizia, un po’ perché sembrava che da lei dipendessero davvero alcuni organi vitali del mostro, nonché parte dello scheletro.
Permettere che un copione drammatico abbia “una testa e mezza” dà un sacco di problemi e i sacri testi (nonché gli amici razionali) lo sconsigliano caldamente. Alla fine sono riuscito a terminare la stesura: la storia regge e va dove deve andare senza perdersi, i personaggi hanno un percorso, agli attori piace. Si può partire con l’allestimento!
Purtroppo il mostro semi-bi-cefalo è lungo 124 pagine e a recitarlo così durerebbe due ore più gli intervalli. Va palesemente potato, segato, rapato a zero. Deve durare un’ora e venti o il pubblico ci manda a fa”n gùl.
I rami morti ci sono e mi è stato fatto notare che se fossi stato meno pigro in fase di pianificazione questi rami morti avrebbero potuto essere evitati.
È vero, sono stato pigro. Mi consolo pensando che ho raggiunto comunque alcuni traguardi personali:
1) Non scrivevo un testo così lungo dal 2002 e non finivo una storia (in prima stesura) dal 2004.
2) È la prima volta che scrivo un testo dopo aver studiato un po’ di drammaturgia: ho messo in pratica molte cose e ho mosso i primi passi nel fantastico mondo delle storie progettate con metodo. La creatività non ne risente minimamente. La potenza è nulla senza controllo, mica balle.
3) Costretto a scrivere dalle pur labili scadenze imposte prima dalla commissione e poi dalla compagnia, ho accumulato esperienza e ho riavviato la “dinamo della scrittura”, tanto che adesso smanio dalla voglia di rimettere mano ai miei progetti dando loro assoluta priorità.
E mo’ mi butto a letto, altrimenti domani vado al lavoro con le stampelle. Groan.
Mar 17, 2008
Tipo questo gustosa pochade visiva messa in piedi in quattro e quattr’otto a seguire di una simpatica battutona del qui presente.
Chi la capisce vince un viaggio a sue spese dove gli pare (questa l’ho copiata da Nino Frassica).
Mar 12, 2008

Ebbene.
Il vecchio grog è morto. Non l’ho cremato ma è inutile che gli parliate perché non vi risponde.
Qui invece è tutto vivo e vegeto anche se spavimentato. Fate come se foste a casa mia quindi rispetto, disgraziati.
Chiunque foste, mi siete mancati.